Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici
ApprofondisciVino

Sughero, il respiro del vino

sughero

Storia, attestazioni e proprietà di un materiale fondamentale per la conservazione del vino. Un vero e proprio polmone indotto che, per le sue capacità, riesce a dare lunga vita al nettare di Bacco.

Quando si parla di qualità nel Vino, essa passa attraverso varie componenti dalle quali non si può prescindere. C’è la qualità dell’uva e, di conseguenza, il grande lavoro fatto in vigna. Ci sono la sensibilità e la mano dell’Enologo che plasma e fornisce un indirizzo specifico al prodotto. C’è il maniacale e attento lavoro che il Cantiniere svolge quotidianamente. Poi il Vino nasce e qui entra in gioco un’altra fase altrettanto importante: garantire al prodotto una corretta possibilità di crescita e di conservazione.

Parlando in termini generali, il Vino rappresenta una sostanza viva e, come ogni essere vivente, ha necessità di respirare, di entrare in contatto con l’ossigeno per continuare la sua esistenza, maturare ed invecchiare nel modo più corretto. L’uomo lo fa attraverso quell’organo fondamentale che risponde al nome di polmone, il Vino attraverso il tappo di sughero, il suo polmone indotto.

La storia del tappo di sughero

Il tappo è un oggetto a cui spesso non prestiamo troppa attenzione ma che nasconde una storia curiosa ed affascinante, da conoscere per condividerla magari con gli amici al prossimo brindisi. Una storia che arriva dall’Antica Grecia e che ci evidenzia da subito che si tratta di un materiale che era molto amato e utilizzato sin dai tempi degli antichi greci: proprio a quell’epoca risalgono i primi ritrovamenti di tappi per botti realizzati proprio con il sughero.

Tra i Persiani e i Babilonesi, invece, era utilizzato addirittura come parte dell’attrezzatura da pesca. Le prime testimonianze scritte relative a questo materiale risalgono al IV secolo a. C., nei manuali del filosofo Greco Teofrasto che, nei trattati di botanica, decantava proprio le particolari doti della quercia da sughero di saper rinnovare la sua corteccia dopo che era stata rimossa.

Anche Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, parla delle proprietà del sughero, derivante da alberi adorati e venerati, emblema di onore e libertà e consacrati a Giove. Sono tanti i ritrovamenti, anche in Italia, di tappi di sughero per botti o di questo materiale utilizzato per la realizzazione di scarpe. Di certo, il più interessante e affascinante è quello di Efeso, dove è stata ritrovata un’anfora di vino, risalente al I secolo a. C., con un tappo di sughero che ancora lo sigillava.

Perché il sughero?

Già dai Tempi Antichi erano note le sue capacità e le sue caratteristiche: isolamento termico, resistenza agli urti, galleggiamento e capacità di sigillare i recipienti, oltre a una bassa permeabilità ai liquidi. Certamente quando parliamo di questo materiale naturale, non possiamo non citare il Portogallo che vede ancora oggi il sughero come un vero e proprio emblema del Paese.

La produzione portoghese è nota in tutto il mondo ed è proprio in questo Paese che, nel XIII secolo d. C., è stata promulgata la prima legge per la difesa e la tutela delle foreste da sughero. Qualche tempo dopo, nel XVIII secolo, il sughero trova nuove applicazioni anche in Inghilterra e in Francia. Nel Regno Unito diventa parte integrante di un importante esperimento scientifico che porta il medico Robert Hooke ad ottenere le prime immagini microscopiche di sughero grazie al ricorso a uno speciale microscopio che lui stesso aveva progettato. Il sughero, così, diventa protagonista di una tappa fondamentale per la ricerca scientifica. Ma, allo stesso tempo, accompagna l’evolversi di un mercato ancora oggi fiorente: quello dello champagne.

In Francia, infatti, il monaco Dom Pierre Pérignon, tesoriere della Badia Hautvillers, fa ricorso a questo particolare materiale per chiudere e sigillare le sue preziose bottiglie di champagne Dom Pérignon. Secondo alcuni fu proprio il monaco francese a “inventare” il tappo di sughero applicato alle bottiglie di champagne per “imprigionare” il vino frizzante e il gas contenuto nel liquido: in realtà, si limitò a rimodellare la chiusura delle borracce dei pellegrini, applicandole alle sue produzioni enologiche. Sulla scia dell’esperienza portoghese, molto tempo dopo, verso la metà dell’Ottocento, anche l’Italia prova ad avviare una produzione fiorente di sughero con investimenti nella piantagione sistematica delle foreste di sughero. Lo stesso fa la Tunisia e lo stesso provano a fare paesi come la Russia e gli Stati Uniti.

sughero

Le proprietà e l’importanza nell’industria del vino

Ma perché importanti paesi come quelli citati iniziarono a prestare un’attenzione così importante a questo materiale? Certamente perché ci si accorse delle sue importantissime proprietà: dall’ermeticità alla lunga durata. Ma perché l’industria del vino, nonostante le numerose novità e innovazioni introdotte nel corso dei secoli, non riesce proprio a rinunciare al sughero?

La risposta è tutta nelle proprietà di questo speciale materiale, che sembra proprio nato per vivere un felice connubio di lunghissima durata con il vino. Questo particolare tappo, infatti, mantiene intatte tutte le proprietà del materiale con cui è fatto. Tra le caratteristiche principali che lo rendono perfetto per i vini, soprattutto per quelli frizzanti, c’è la sua straordinaria ermeticità, garantita da una particolare sostanza organica: la suberina, insolubile, inerte, flessibile e plastica. Il sughero, in più, impedisce il passaggio di odori e sapori sgradevoli alle sostanze con le quali viene a contatto. Si comporta da perfetto filtro, evitando la contaminazione del vino.

Inoltre, grazie alle sue capacità elastiche si adatta perfettamente al collo delle bottiglie e grazie all’impermeabilità non assorbe liquidi. Basta dare uno sguardo al tappo per rendersi conto che lo stesso vino della bottiglia riesce a penetrare nel tappo solo per pochissimi millimetri. Da non sottovalutare, poi, il fatto che il sughero riesce a mantenere intatte le sue capacità anche per lunghi periodi. Un tappo fatto con questo materiale resta perfetto per circa 15-20 anni se non subisce stress esterni particolari. Dopo questo lasso di tempo, la prima caratteristica a venir meno è quella dell’elasticità, ma basta procedere a una semplice ri-tappatura della bottiglia, con un nuovo tappo di sughero, per garantirsi altri 20 anni di grade qualità e tenuta.

Grande rispetto, dunque, per ciò che la Natura ha donato all’uomo e che esso è riuscito a trasformare in oggetto in grado di regalare respiro e lunga vita ad uno dei gioielli più preziosi dell’umanità: il nettare di Bacco.

Articoli correlati

Italian Taste Summit 2020: Il vino torna ad aprire i propri confini

Marialuisa Piras

Roma: Cantina Mirabella in scena a Il Quinto Quarto

Luca Cristaldi

Chicca Varvaglione e il futuro di Varvaglione 1921

Annalucia Galeone