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Un nome nuovo per le olive taggiasche

Potrebbero dover chiamarsi “giuggioline” per ottenere dall’UE la Denominazione di Origine Protetta. Ma sono molti i contadini, produttori e frantoiani liguri che non vogliono il marchio DOP

Avete presente le olive taggiasche? Beh, presto potreste chiamarle “giuggioline”.

Questa infatti la conditio sine qua non indicata dall’Unione Europea per consegnare a questo tipo di oliva della riviera ligure la Denominazione di Origine Protetta (DOP). La normativa nega infatti tale riconoscimento in quanto “nel nome è contenuta una varietà vegetale”. Urge allora utilizzare un sinonimo, giuggiolona appunto, per evitare che venga replicata altrove.

Ma fosse solo questo il motivo del contendere – in fin dei conti un formalismo relativo solo all’iscrizione dell’oliva nel Registro delle Varietà e nello Schedario olivicolo – non ci sarebbero poi molti problemi.

Ciò che in realtà anima in modo acceso la battaglia iniziata la scorsa estate è la forte divisione creatasi in seno agli stessi produttori e frantoiani di taggiasche: da una parte c’è chi vuole a tutti i costi blindare le olive di Ponente con il marchio DOP (il Comitato Promotore per l’oliva DOP), ovvero le associazioni di categoria, il Consorzio di Tutela dell’olio extravergine Dop e gli Alimentari Oleari di Confindustria, dall’altra il cosiddetto Comitato salva taggiasca, costituito proprio da contadini, produttori e frantoiani e che manifesta grandi timori relativi alle vendite una volta legati ad una procedura burocratica di questo tipo.

E poi c’è pure la Francia, dove ci sono oliveti di coltivar taggiasca e in cui diversi produttori sono entrati nel business della produzione e dunque sono fortemente interessati a non vincolare il prodotto ad una Denominazione di origine protetta vista la possibilità di entrare nel commercio – redditizio – di olive in salamoia e olio gentile.

In attesa di capire chi la spunterà, chiamatele come vi pare ma nessuno tocchi le olive taggiasche.

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