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Crisi del grano, «Pronti allo sciopero della semina»

E’ la minaccia degli agricoltori italiani contro il drastico ribasso dei prezzi annunciata dal presidente della CIA Dino Scanavino. Che con al fianco Gabriele Bonci ha chiesto il blocco delle importazioni dall’estero per almeno 2 settimane

di Francesco Gabriele (francesco@mangiaebevi.it)

Ultimatum degli agricoltori italiani al Governo per combattere la crisi del grano. In tutta Italia oggi, giovedì 28 luglio, sono previsti sit in, presidi e blocchi delle Borse Merci per protestare contro un mercato al ribasso che ha di fatto dimezzato i prezzi del frumento made in Italy, favorendo secondo i dati della Confederazione Italiana Agricoltori una speculazione selvaggia e l’aumento esponenziale dell’import dall’estero.

«Siamo pronti allo sciopero della semina se le quotazioni non dovessero tornare a salire» è il monito del presidente della CIA Dino Scanavino, che nella conferenza stampa convocata a Roma per dare il via ufficiale alla mobilitazione (con al proprio fianco Gabriele Bonci, testimonial d’eccezione del pane e della pizza made in Italy) ha voluto comunque lasciare aperto uno spiraglio per lo meno momentaneo per scongiurare questa drastica soluzione, invocando uno «stop di 15/20 giorni alle importazioni di grano per ridare fiato agli agricoltori in crisi» e per permettere lo stoccaggio del grano prodotto e lo svuotamento dei silos.

 

UNA SITUAZIONE PARADOSSALE

quella che sta vivendo secondo la CIA l’Italia, la cui forte tradizione cerealicola sta per essere spazzata via a causa dell’eccessiva immissione nel mercato di quantità di grano estero e di minore qualità durante il periodo della trebbiatura. Questo naturalmente provoca il tracollo dei prezzi e aumenta a dismisura il divario fra costo del frumento e costo di pane e pasta. «Attualmente gli agricoltori producono grano eccellente ma in perdita», ha continuato Scanavino. «Parliamo di 17/18 euro al quintale per il frumento duro, largamente al di sotto dei costi di produzione. A queste condizioni non semineremo per il 2017».

 

LA BATTAGLIA E’ IMPARI

per gli agricoltori italiani, «costretti a competere con importazioni spregiudicate dall’estero (+ 10% solo nei primi 4 mesi del 2016) da parte di operatori commerciali che stanno svuotando le scorte in condizioni di dumping». E tutto nonostante un incremento pari al 29% annuo di produzione di grano: 9 milioni di tonnellate a fronte di una media annua di 7 milioni, sempre stando ai dati forniti da Scanavino, che non ha usato mezzi termini nel definire questi comportamenti «atti di vero e proprio sfruttamento» nei confronti dei produttori dello Stivale e che ha anche puntato il dito anche contro i Consorzi Agrari, rei di «non fare il loro lavoro perché, anziché stoccare il prodotto in attesa di prezzi remunerativi, lo immettono sul mercato accrescendo andora di più la pressione dei prezzi».

 

E il MADE IN ITALY?

Va a farsi benedire per la CIA, che accusa le multinazionali di produrre all’insegna di un’italianità che non è reale e senza preoccuparsi di cosa conterranno la farine e di cosa mangeranno effettivamente le famiglie. Per questo la proposta degli agricoltori confederati è rivolta anche a un progetto strutturato di valorizzazione del frumento italiano di qualità, a tutela soprattutto dei consumatori. «Oggi 100 chili di frumento valgono quanto 5 chili di pane: un gap intollerabile e contro ogni logica di cose» ha chiosato Scanavino.

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